Macchine fotografiche:DAL 1839 AL 1900

Macchine fotografiche:DAL 1839 AL 1900
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STORIA DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA

DAL 1839 AL 1900

Macchinefotograficheonline.com oggi un Po di storia

L’antenato della fotocamera, la più antica messa in commercio, è il Daguerreotypecostruito nel 1839 dalla Susse Frères di Parigi, che utilizzava un sistema di cassette scorrevoli l’una entro l’altra per realizzare la corretta messa a fuoco sulla lastra fotografica posta nella parete opposta all’obbiettivo. Questa tipologia di fotocamera viene chiamata dagli anglosassoni Sliding Box Camera(fotocamera a cassette scorrevoli).

Precedentemente veniva usata, specie dai pittori e sin dal 1600, la camera oscura che, grazie a un sistema di specchio (antesignano delle reflex), permetteva di disegnare su un foglio posto sopra un vetro smerigliato e coperto da una specie di cappuccio i contorni del soggetto inquadrato.

La portatilità, a partire dalle prime esperienze di Daguerre, era una esigenza molto sentita, data la necessità di dover sviluppare le lastre fotografiche appena impressionate in tempi brevi, vista la tecnica usata del colloido umido che sarebbe durata fino al 1870.

Per migliorare la portatilità delle fotocamere, Lewis padre e figlio introdussero nel 1851 il soffietto estensibile, prima in stoffa e poi in pelle ripiegato a fisarmonica, che permetteva il basculaggio e decentramento dell’obbiettivo, movimenti impossibili con le più datate tecnologicamente cassette scorrevoli. Secondo alcuni, tuttavia, l’invenzione risalirebbe al barone Armand Pierre de Séguier, mentre secondo altri l’invenzione è del russo S. L. Levitsky (1819-1898).

Questa tipologia di fotocamere, chiamata in inglese folding, venne prodotta in molti formati, sia a pellicola che a lastre, per diverse decine di anni. Le più recenti tra le portatili risalgono agli anni sessanta e la tecnica è ancora oggi utilizzata nei modelli professionali da studio: le macchine da banco ottico.

Parallelamente si sviluppò la fotocamera stereoscopica, anche conosciuta come stereo camera, un particolare tipo di fotocamera che permetteva la visione stereoscopica, utilizzando l’impressione di due immagini con due obbiettivi uguali e paralleli su una pellicola: risale infatti al 1852 l’invenzione della fotocamera binoculare, per opera di John Benjamin Dancer, un ottico di Manchester.

Nel 1858 lo stereoscopio di Brewster venne presentato all’Esposizione Universale di Londra, suscitando l’interesse della regina Vittoria che ne volle subito uno per sé. Visto l’enorme interesse riscosso dall’oggetto, dapprima la ditta parigina Duboscq & Soleil, poi svariate altre ditte soprattutto inglesi, francesi e americane, produssero in serie lo stereoscopio Brewster, che divenne in breve tempo di enorme successo presso la borghesia europea e americana; negli Stati Uniti Oliver Wendell Holmes ne realizzò una versione più economica.

Successivamente lo stereoscopio ottocentesco, che utilizzava stereogrammi su carta, scomparve quasi completamente dalla scena, sopravvivendo sotto forma di giocattolo economico; al suo posto si sviluppò lo stereoscopio che si serve di diapositive su pellicola fotografica, che ebbe come pionieri il Tru-Vue e, soprattutto, il View-Master.

Nel 1888 George Eastman intuì il potenziale commerciale di una fotocamera a basso costo e di facile gestione nello sviluppo delle foto e fondò la Kodak (nome di fantasia), azienda che poi diventò Eastman Kodak Company. L’intuizione commerciale si concretizzò nella costruzione della Kodak mod. 1 a box. La fotocamera era sprovvista di regolazioni di sorta e dotata solamente del pulsante di scatto, del mirino per l’inquadratura e del sistema di avanzamento della pellicola; inoltre, aveva dimensioni compatte (6 e 1/2 pollici per 3 e 3/4 pollici). Con il motto pubblicitario:

fu un successo enorme, che fece diventare la fotografia negli Stati Uniti un fenomeno di massa. La fotocamera veniva venduta sigillata, con una pellicola utile per cento pose. Una volta scattate le 100 pose, la fotocamera andava rispedita alla Kodak, che provvedeva a sviluppare e stampare le foto, restituendo dopo una settimana la fotocamera ricaricata e le stampe ottenute; la camera veniva venduta al prezzo di 25 dollari comprensivi dello sviluppo di 100 foto, mentre le successive ricariche costavano 10 dollari.

Nel 1898 George Eastman comprò il brevetto dell’azienda SN Turner, che consisteva in un foglio di carta nera, con numerazione progressiva dei fotogrammi, la quale ricopriva la pellicola fotografica rendendola insensibile alla luce del giorno e consentendo così il caricamento della fotocamera anche in pieno giorno. La tipologia delle fotocamera a cassetta ebbe un gran successo commerciale, che è continuato fino agli anni 60 del secolo scorso.

Da questo iniziale successo ebbe inizio la fortuna commerciale della Kodak, che tanto ha influenzato tutta la storia della fotografia e della tecnologia fotografica, successo condiviso insieme ad altri grandi nomi che hanno fatto la storia della tecnica fotografica, tra questi spicca il marchio tedesco Leica.

DAL 1900 AL 1960

Leica

Oskar Barnack, geniale capo della ricerca e sviluppo della Leitz, pensò di utilizzare la pellicola da 35 mm di uso cinematografico in una fotocamera compatta con puntamento a mirino che fosse in grado comunque di fare ingrandimenti di alta qualità. Egli costruì il suo prototipo di macchina fotografica mm 35 (Ur-Leica) intorno al 1913, anche se gli ulteriori sviluppi furono ritardati per diversi anni a causa della prima guerra mondiale. Fu solamente dopo la prima guerra mondiale che la Leica (da Leitz camera) commercializzò la prima 35mm. Dopo i primi test, tra il 1923 e il 1924, che rivelarono il gradimento dell’originale design, nel 1925 venne iniziata la produzione del modello Leica I. Il successo portò alla nascita di modelli simili da parte di una serie di concorrenti come la Contax nel 1932. Questa tipologia di macchine a 35 mm si impose velocemente come il formato di scelta per fotocamere compatte di fascia alta.

Kodak nel 1934 immise in commercio la Retina I, introducendo nella sua produzione il formato 135. Anche se la Retina era relativamente poco costosa, le fotocamere 35 mm rimanevano fuori dalla portata della maggior parte delle persone e il rollfilm rimase il formato di scelta per le fotocamere mercato di massa. Negli Stati Uniti questo stato di cose cambiò nel 1936 con l’introduzione da parte della Argus Cameras, Inc. della (relativamente cara) Argus A, ma soprattutto nel 1939 con l’arrivo della popolare Argus C3, prodotta fino al 1966. Anche se vi erano fotocamere più economiche, che utilizzavano ancora il rollfilm, il 35 mm era arrivato rivoluzionare il mercato.

La nascente industria fotografica giapponese incominciò a svilupparsi nel 1936 con la Canon mm a telemetro da 35mm, una versione migliorata del prototipo Kwanon del 1933. Le fotocamere giapponesi cominciarono a diventare popolari in Occidente dopo la guerra di Corea, quando i soldati di stanza in Giappone le portarono per la prima volta negli Stati Uniti, diffondendone l’uso anche grazie alla qualità e al basso costo.

In Italia alcune ditte poco più che artigianali, tra cui spiccano la Gamma e la ISO entrambe di Roma, iniziarono a produrre una serie di 35 mm di buona fattura e qualità, che ben potevano competere con le più illustri reflex tedesche e americane. Tuttavia, con l’arrivo delle giapponesi agli inizi degli anni 60, il costo di queste fotocamere era diventato troppo alto per reggere la concorrenza di multinazionali come Nikon e Canon e, in assenza di adeguati supporti statali, questa produzione in Italia scomparve.

Va sottolineato come la prima reflex a pentaprisma messa in commercio al mondo fosse stata la Rectaflex di Telemaco Corsi, geniale imprenditore romano che alla Fiera Campionaria di Milano del 1946 aveva presentato la prima fotocamera reflex 35 mm a pentaprisma della storia.

Nel 1948, anno importante per la tecnologia fotografica, venne presentata da Edwin Land la prima Polaroid, il mod. 95, capostipite di una lunghissima e fortunata serie; nonché la prima Hasselblad svedese: il mod. 1600F, che rimase in produzione fino al 1966.

Nel 1929, Franke & Heidecke misero in commercio la prima Rollei, la Rolleiflex TLR, che per la prima volta al mondo utilizzò il sistema a biottica; questa fortunata tipologia di macchine fu usata soprattutto dai fotografi professionisti e rimase in voga fino agli anni 80.

Nel 1912, l’americana Graflex produsse i primi esemplari di fotocamere tipo Pressfotocamera formato 5×7 e 4×5 (il formato da 5 pollici) molto usate in seguito dai giornalisti della carta stampata fino agli anni 70: queste fotocamere professionali hanno la possibilità di regolare con basculaggi le ottiche, ma sono molto pesanti.

Grande diffusione fino ad oltre la seconda guerra mondiale ebbero le macchine di tipo economico costruite in bakelite, materiale che anticipò nella tecnologia fotografica la plastica, consentendo ai costruttori di superare le rigide geometrie del metallo o del legno, imponendo il concetto del design nella macchina fotografica. Tra le più interessanti macchine fotografiche possono essere ricordate molte macchine economiche della FED-Indo francese, nonché molte Kodak e tante altre. In genere queste semplici ed economiche macchine erano a fuoco fisso, con poche regolazioni possibili e utilizzavano diversi formati di pellicola.

REFLEX

La storia delle reflex ha inizio con la camera oscura che usa uno specchio posto a 45° che riflette l’immagine su una lastra capovolgendola: nella sostanza, il principio usato delle moderne reflex e ascrivibile a questo modello primordiale di fotocamera.

Già nel 1860 Thomas Sutton aveva prodotto una gigantesca camera reflex, con specchio mobile che faceva vedere cosa inquadrava l’obbiettivo; ma come ampiamente noto, il vantaggio di una reflex sta nella possibilità di essere usata più comodamente nella fotografia d’azione o movimento, e questa fotocamera era decisamente troppo grande e pesante per essere usata in azione. Nel 1914 la ICA tedesca introdusse la sua prima reflex con un obiettivo da 180 mm con apertura massima f 6.3, prodotto dalla Carl Zeiss Jena. Altri modelli simili furono prodotte in quegli anni da varie aziende.

Solamente nel 1932 la Ihagee tedesca progettò una fotocamera reflex compatta: il modello Exakta-A: messa in commercio nel 1936, questa non utilizzava il pentaprisma ma un pozzetto di visione, ed usava inizialmente una pellicola formato 127.

Nei fatti questa è stata la macchina che ha aperto la strada delle moderne reflex, anche se questo primato è conteso con una macchina sovietica la Sport (Cnopm), macchina fotografica prodotta negli anni trenta dalla “Gosudarstvennyi Optiko-Mekhanicheskii Zavod” (GOMZ) di Leningrado: infatti il suo prototipo, chiamato Gelveta, fu realizzato da A. O. Gelgar fra il 1934 e il 1935 e l’origine del progetto risalirebbe addirittura al modello Mine, realizzato nel 1929 da A. A. Mine. Nel 1939 la tedesca Veb Pentacon produsse la Pentacon con prisma intercambiabile.

Il pentaprisma, anche se era già stato brevettato già nell’Ottocento, fu introdotto per la prima volta dalla per l’epoca rivoluzionaria Rectaflex italiana, subito seguita dalla Contax S (Spiegel) tedesca nel 1949.

La russa Zenit iniziò la produzione di una lunga e fortunata serie di reflex nel 1952, trasformando una Zorki a telemetro in una reflex semplicemente rimuovendo la parte superiore e sostituendola con un pentaprisma e con un vetro smerigliato; venne aggiunto uno specchio regolato da un sistema di pulegge, e venne impiegato l’attacco a vite dell’obiettivo per fare spazio allo specchio.

Nel 1954 la Asahiflex introdusse la prima reflex a pozzetto con il ritorno automatico dello specchio, nel 1957 introdusse il pentaprisma chiamando questo modello Asahi Pentax AP, essa fu l’antesignana delle moderne reflex giapponesi. Il pentaprisma nella macchine giapponesi, in realtà, era stato introdotto l’anno prima dalla Miranda con il modello T.

Dopodiché nel 1959 la Nikon giapponese introdusse il modello Nikon F, con cui per la prima volta veniva offerta un sistema completo: pentaprisma e/o pozzetto visore intercambiabile, e successivamente venne messo in commercio anche il Photomic, che aveva l’esposimetro incorporato nel pentaprisma; il tutto insieme a tutta una serie di obbiettivi intercambiabili di qualità e di accessori vari che rendevano il sistema molto attrattivo per i professionisti. Vi era nel sistema anche un motore meccanico che permetteva una raffica fotografica fino a 4 foto al secondo.

Nel 1960 la Topcon RE super introdusse la prima lettura esposimetrica sul piano della pellicola attraverso una misurazione TTL. Sempre nel 1960 la Pentax presentò la prima reflex a pentaprisma con esposimetro al solfuro di cadmio (CdS) incorporato con lettura TTL, modello che fu però messo in produzione nel 1964.

La Leica nel 1965 produsse la prima reflex a pentaprisma con esposimetro esterno e velocità di otturazione di 1/2000 s. Nel 1967 fu presentata la prima reflex automatica a priorità di tempi, la Konica Autoreflex T: veniva scelto il tempo e la macchina impostava automaticamente il diaframma.

Nel 1971 sempre l’Asahi Pentax presentò una moderna macchina con otturatore elettronico e priorità di diaframmi: la Pentax ES (Electro Spotmatic). Sempre nel 1971, Canon e Nikon introdussero i loro nuovi sistemi fotografici basati su una reflex: rispettivamente la Canon F1, con motore per sequenze velocissime, e la Nikon F2.[23]

DAL 1960 AL 2000

Lo sviluppo della fotocamere dal 1960 fino al 2000 ha subito uno sviluppo tumultuoso. Sviluppo che ha seguito due linee strategiche riconducibili allo sviluppo tecnologico e allo sviluppo commerciale delle varie tecnologie presenti nei modelli che le aziende hanno immesso sul mercato.

Aziende, che in molti casi, a seguito dello sviluppo di anni precedenti e di precedenti fenomeni di fusione e accorpamento aziendale ha portato alla creazione di vere e proprie multinazionali. L’elemento che ha tecnologicamente segnato lo sviluppo delle fotocamere a partire degli anni 60 è stata l’introduzione dell’elettronica in modo sempre più pervasivo cosa che ha reso la fotografia sempre più alla portata di tutti, anche e soprattutto per la riduzione dei costi che questa ha comportato. Ciò fino ad arrivare alle moderne fotocamere che di meccanico non hanno più praticamente nulla. Parallelamente si sono affacciate sul mercato grandi multinazionali delle’elettronica che hanno invaso il mercato delle macchine fotografiche tra esse: la Panasonic nel 2001, con il marchio Lumix la Sony già nel 1996 e la coreana Samsung.

Il secondo elemento che nello stesso periodo ha caratterizzato la produzione delle fotocamere e quello di tipo commerciale; infatti, è stata maggiore la necessità di rendere più miniaturizzate e portatili le fotocamere anche per ambiti di tipo professionale. Osserviamo, infatti, come le reflex di alta gamma vengono oggi usate per scopi di tipo professionale in sostituzione di fotocamere più complesse ed ingombranti fino ad ieri preferite dai professionisti. Questi due spinte (la commerciale e la tecnologica), in modo congiunto, a partire dal 2000 hanno portato a far sì che la fotografia basata sulla pellicola sia morta a tutto vantaggio della tecnologia digitale. Tecnologia digitale che ha fatto si, anche grazie al sempre più diffuso utilizzo di strumenti tipo lo smartphone, di andare verso una universalità della fotografia, che ha raggiunto numeri impressionanti impensabili solo un decennio fa, basti ricordare che nel 2000, le fotocamere digitali vendute erano 10 milioni nel 2010 oltre 140 milioni. Fu la finlandese Nokia nel 2002 a commercializzare il primo cellulare dotato di fotocamera integrata: il 7650.

Insieme alle aziende classiche produttrici di fotocamere e quelle di elettronica si sono affacciate in questo immenso mercato le aziende tipo la Nokia o la Apple che con i videofonini hanno veramente divulgato la foto a tutti i livelli facendo nascere nuove mode fotografiche: selfie.

Di contro aziende storiche sono scomparse o si sono drammaticamente riconvertite in altre produzioni basti ricordare per tutte la Polaroid e la Kodak.

DAL 2000 IN POI

Dal 2000 in poi ha avuto luogo una crisi irreversibile della fotocamera e della fotografia basata sulla pellicola, a tutto vantaggio delle fotocamere basate sulla tecnologia dei sensori elettronici. La crisi della fotografia è stata una crisi tecnologica ma anche epistemologica, infatti, se prima la foto era un manufatto testimone della realtà affidabile e facilmente distinguibile da altri tipi di immagini, oggi la fotografia ha raggiunto una dimensione dove è difficile distinguere l’immaginario dalla realtà. Le due dimensioni si sono mescolate al punto che non è facile stabilire il limite dell’una e dell’altra.

Ciò anche e soprattutto alla possibilità di una elaborazione elettronica delle immagini catturate grazie agli strumenti di fotoritocco in post-produzione. La moderna fotografia grazie agli strumenti tecnologici cessa di essere solo un’entità visiva ma inizia a contemplare anche altre forme di comunicazione.

Va comunque ricordato come il funzionamento di una fotocamera digitale non è tuttavia molto diverso da quello di una fotocamera tradizionale, infatti hanno entrambe un obiettivo, un diaframma parzializzatore la luce passante e un otturatore che controlla la durata dell’esposizione alla luce.

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Buona luce a tutti